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Belcastro
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mwhqBelcastro (mwhgBreccashru, dialetto calabrese, mwhwGeniòkastron, greco bizantino, mwiaGeniçkastron, mwiqarbëreshë) è un mwigcomune italiano di mwiw1 211 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwkaprovincia di Catanzaro in mwkqCalabria, sito a circa 500 m. di altitudine, alle pendici sudorientali della mwkgSila Piccola, a ridosso del fianco sinistro del torrente mwkwNàsari, affluente del fiume mwlaCrocchio. E' noto primariamente per i monumentali ruderi del castello dei conti mwlqd'Aquino, che diversi storici, non solo calabresi, e soprattutto la locale tradizione, indica sin dal 1334 come luogo di nascita di San mwlgTommaso d'Aquino. Ma la popolarità è da attribuire anche a tutto il suo patrimonio storico e artistico. Dal 2025 è interessato da un progetto di valorizzazione del centro (mwlwStreet Art) per la realizzazione di numerosi murales fiabeschi (mwmaBorgo delle favole).
Contents
• Storia
• Società
• Cultura
• Cucina
• Economia
• Note
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Geografia fisica
A Belcastro esistono tracce di presenza umana sin dal Neoliticocite-ref-aversa1996-4-0[4] (circa 5/4000 a.C.), con successive fasi enotriche cite-ref-5[5] (XII sec. a.C.), magnogrechecite-ref-apollodoro-6-0[6] (VIII sec. a.C.), romano-bizantinecite-ref-7[7] (V sec. d.C.) ( e normannecite-ref-cronacamusulmani1902-8-0[8] (XII sec. d.C.).
Il territorio comunale si estende dalle pendici sud‑orientali della mwsqSila Piccola fino alla costa del Medio Ionio, a metà strada tra mwsgCrotone e mwswCatanzaro, al di qua del fiume mwtaTacina. Comprende un breve tratto costiero di circa tre chilometri, noto come mwtqBelcastro Marina, e le frazioni di mwtgFieri, Condoleo e Magliacane. Un’ulteriore frazione, mwtwAcquavona, si trova nell’area presilana tra mwuaCerva e mwuqPetronà. La posizione geografica consente di raggiungere in breve tempo sia località balneari del Crotonese (mwugCapo Rizzuto, mwuwLe Castella) e del Catanzarese (mwvaCatanzaro Lido, mwvqCopanello, mwvgSoverato, Parco archeologico di mwvwScolacium), sia le località montane della Sila Piccola (Buturo, mwwaTirivolo, mwwqGariglione).
L’abitato sorge su uno sperone roccioso dominato dal castello medievale dei conti d’Aquino, restaurato tra il 2006 e il 2012, tradizionalmente indicato come luogo di nascita di mwwwTommaso d’Aquino (1226) cite-ref-ciacci1998-9-0[9] . La struttura urbana conserva l’impianto del borgo medievale, con vicoli stretti nella parte alta e aree di più recente edificazione nella parte bassa. Numerose sono le chiese di varie epoche, tra cui l’ex cattedrale di S. Michele Arcangelo (XI sec.), considerata una delle più antiche della Calabria dopo quella di Gerace. Di rilievo sono anche la chiesa di S. Maria della Pietà e i ruderi monumentali della chiesa della SS. Annunziata, entrambe restaurate tra il 2004 e il 2010. Sul fianco sinistro del paese si distende ubertosa e ricca di uliveti la valle del Nàsari, affluente del mwyaCrocchio.
Storia
Le origini di Belcastro risalgono verosimilmente all’ultima età della pietra.cite-ref-aversa1996-4-1[4] Alcune fonti collegano il territorio agli mwzwEnotri, altre alla presenza magnogreca. La tradizione attribuisce la fondazione della città, identificata con mwaaChone (Χώνη)cite-ref-barrio1571-10-0[10], al XII–XIII secolo a.C., a opera dell’eroe mwbqFilottete, insieme ai centri di mwbgCrimissa (Cirò) e mwbwPetelia (Strongoli).cite-ref-apollodoro-6-1[6] In età romana Belcastro fu alleata dell'Urbe contro Cartaginesi, Sanniti, Etruschi, Fenici e Italici, assumendo progressivamente il ruolo di presidio sul versante ionico dell’Italia meridionale. In epoca romano‑bizantina è attestata come Paleocastrum (Παλαιόκαστρον, VI sec.), quindi come Geneocastrum (Γενεόκαστρον) e Genicocastrum (Genikastren) fino al 1331, quando mwdaRoberto d'Angiò mutò il nome in Belcastro (Bellicastren).cite-ref-fiore1791-11-0[11] per gratificare i meriti del conte Tommaso d’Aquino, pronipote del Santo, più che per la sua amenità.
La storia del centro è strettamente legata alla famiglia mwegd’Aquino, che lo governò direttamente dall’età normanna fino al 1373.cite-ref-12[12] Con l’arrivo dei mwfwNormanni e i rapporti di questi con i mwgaLongobardi di mwgqCapua e mwggSalerno, i d’Aquino si insediarono come feudatari, completando la costruzione del Castello e della Cattedrale di San Michele Arcangelo.cite-ref-valtieri2002-13-0[13] Atenolfo, principe longobardo di Capua e capostipite della famiglia, fu il primo conte di Geneocastren nei primi anni del XII secolo. Il titolo fu temporaneamente revocato nella prima metà del XIII secolo da papa mwhwOnorio III per motivi politici e successivamente restituito da mwiaFederico II.
Secondo la tradizione locale e vari storici e studiosi, non solo calabresi, nel castello di Belcastro nacque nel 1226 mwigTommaso d'Aquinocite-ref-ciacci1998-9-1[9] , figlio di Landolfo d’Aquino e Teodora Caracciolo, presenti in città per motivi politici e commerciali, per come si evince da un rogito del 1220 cite-ref-14[14]. Una pergamena conservata nell’Archivio Arcivescovile di mwkwSanta Severinacite-ref-aass-15-0[15] attribuisce il battesimo al vescovo Bernardo e indica come madrina la nobildonna Eleonora Staffa.
Prima dell’egemonia dei d’Aquino, il territorio fu soggetto a incursioni mwmqsaracene, cui gli abitanti opposero resistenza. Nei secoli successivi, tra XIV e XVI secolo, Bellicastrum fu coinvolta nelle lotte tra mwmgAngioini e mwmwAragonesi per il controllo della mwnaCalabria. Dopo i d’Aquino si susseguirono diversi feudatari, spesso assenti e rappresentati da vicari. Tra questi i Falluch di Catanzaro e i mwnqSanseverino, imparentati con i d’Aquinocite-ref-rende2017-16-0[16]. Nel 1401 subentrarono i de Viterbo, cui seguirono mwogCovella Ruffo ed Enrichetta, contessa di mwowCatanzaro e marchesa di mwpaCrotone. Con il matrimonio di quest'ultima con don mwpqAntonio Centelles, Belcastro fu coinvolta nella ribellione del conte. Successivamente, tornando fedele agli Aragonesi, riottenne il privilegio della demanialità.
Nel 1462 Belcastro fu infeudata a Ferrante de Guevara, poi spodestato per la sua partecipazione alla mwpwCongiura dei baroni. Nel 1487 il feudo passò al condottiero milanese mwqaGian Giacomo Trivulzio. Nel 1500 mwqqFederico d’Aragona lo assegnò a Costanza d’Avalos d’Aquino, principessa di mwqgFrancavilla e duchessa di Belcastro, periodo in cui la città raggiunse il suo massimo sviluppo, con circa 7000 fuochi.cite-ref-fiore1791-11-1[11] Successivamente il feudo fu alienato al duca di mwrwMontalto, Ferrante d’Aragona, e nel 1575 venduto a Gianbattista Sersale di mwsaCosenza, i cui discendenti divennero duchi nel 1644. Nel frattempo Belcastro subì un forte declino a causa di pestilenze e terremoti.
Nel 1676 il feudo passò ai mwsgCaracciolo di mwswForino d'Ischiacite-ref-salutiforino-17-0[17] e nel 1714 fu venduto ai Poerio di Catanzaro, che lo detennero fino al 1746, quando lo cedettero ai mwuade Mayda di mwuqCutro, per poi riacquistarlo nel 1755. Durante il dominio dei Poerio si concluse il periodo feudale, coincidente con la morte in carcere nel 1806 dell’ultimo feudatario, mwugAlfonso Poerio. In questo periodo operarono nel centro numerose famiglie e personalità di rilievo, tra cui i fratelli d’Orsi, vari prelati, i Diano – fondatori del Monte dei Maritaggi – e diversi notabili e artigiani.cite-ref-ciacci2018annunziata-18-0[18]
Il 6 gennaio 1775 nacque a Belcastro mwwaGiuseppe Poerio, figura di primo piano del Foro e del mwwqRisorgimento. Nel 1799, influenzati dalle idee repubblicane, gli abitanti innalzarono l’mwwgAlbero della Libertà, ancora oggi presente nella piazzetta omonima. La reazione borbonica portò al sequestro del feudo, mentre il generale mwwwChampionnet assegnò Belcastro al Cantone di Catanzaro. Con la legge francese del 1806 il centro divenne Distretto della mwxaCalabria Ulteriore, comprendente numerosi comuni circostanti. Nel 1811 venne incluso nel circondario di mwxqCropani e nel 1818 fu soppressa l’antica diocesi. Nel periodo risorgimentale Belcastro contribuì con diverse figure: mwxgMichele Galati de Diano, Giuseppe Gualtieri, Andrea Rivoli, Tommaso Trivolo e Fortunato Mazza. L’Ottocento fu caratterizzato da conflitti tra famiglie emergenti e vecchio notabilato, con l’ascesa di nuove classi sociali. Dall'Unità le famiglie che si alternarono alla guida del paese furono i mwxwCirillo, i mwyaGimigliano, i mwyqTallarico, i mwygGalati, i mwywPisani e i mwzaCiacci. Questi ultimi, di cui mwzqAntonio Ciacci fu il primo sindaco ad essere eletto nel 1897 dal mwzgConsiglio Comunale (Legge n°346/1896) , la tennero ininterrottamente dal 1893 al 1933.cite-ref-asc-19-0[19]
Tra fine Ottocento e primo Novecento si svilupparono attività artigianali e proto‑industriali, come l’allevamento del baco da seta, l’estrazione di gesso, travertino e sale, la lavorazione di tessuti e pelli, e un consistente patrimonio zootecnicocite-ref-asc-19-1[19]. Si ampliarono anche le professioni e le arti, contribuendo alla crescita demografica, che passò da 1400 abitanti nel 1901 a circa 2500 nel 1935. In questi anni furono realizzati il cimitero (1905), la strada rotabile verso la mw2aSS 106 (1921–1933), la rete idrica e fognaria (1923) e quella elettrica (1930). ). Nel 1893, inoltre, i medici mw2qTommaso Ciacci, Mariano Cirillo e Giuseppe Nicoletti sono tra i fondatori della prima Associazione dei Medici-Chirurghi della Provincia di Catanzaro cite-ref-omc1893-20-0[20]. Nel 1927 viene istituita anche la prima toponomastica, ancora oggi vigente e dedicata in larga parte agli eroi Caduti della Grande Guerra. Nel 1926 muore a soli 56 anni il farmacista mw3gLuigi Ciacci, da un mese soltanto nominato primo podestà del paese dopo esserne stato sindaco per tutto il primo quarto del secolo, figura molto stimata dalla popolazione (mw3wPapà Belcastro) cite-ref-21[21]. Nel 1947 il nipote Comm. mw5aVittorio Ciacci cite-ref-22[22] fu eletto primo sindaco dell’era repubblicana, in un comune che al referendum del 1946 aveva votato in maggioranza per la Monarchia.
Nel secondo dopoguerra Belcastro affrontò difficoltà economiche e sociali legate alla gestione della Riforma fondiaria,1950 (Legge Sila), all’emigrazione e alla debolezza del tessuto produttivo. Inoltre, fenomeni come la criminalità organizzata e la gestione politica locale non contribuirono certo allo sviluppo socio‑economico. Dagli inizi del terzo millennio, dal 2002 al 2010, si è registrata una ripresa grazie a politiche di valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e ambientale, con interventi di restauro, precipui e mirati, sul mw6gCastello dei d’Aquinocite-ref-ciacci2006-23-0[23], su mw7wPalazzo Poeriocite-ref-ciacci2005-24-0[24] e sulle mw9aChiese dell'Annunziatacite-ref-ciacci2018annunziata-18-1[18] e di mw-qS.Maria della Pietà, cite-ref-25[25] oltre che a corpose misure di tutela idrogeologica e ambientale nonostante la grave crisi economica e finanziaria del 2008 (mw-gLehman Brothers). Queste iniziative, cui si aggiunge attualmente la ricerca di un'ulteriore valorizzazione artistica del Centro Storico di questo vetusto ed epico centro del Medioionio, tramite la realizzazione di mw-wmurales tematici, hanno favorito una rinnovata attenzione verso il patrimonio culturale del paese. Belcastro fu sede vescovile (mwaqaDiocesi di Belcastro) dal IX secolo fino al 1818.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa dell'Annunziata
Dopo le prime case del paese si incontra sulla destra la Chiesa della SS. Annunziata edificata secondo alcune fonti già nella prima metà del XV, ma ricostruita e ampliata dal 1607 al 1622, come ben descritto in un esauriente documento conservato nell'Archivio di Stato di Catanzaro (mwaquPlatea della SS. Annunciata), su inspirazione dei benemeriti fratelli Giambattista, Francesco e mwaqyLucio d'Orsicite-ref-26[26]cite-ref-27[27], quest'ultimo storiografo e consigliere regio in Sicilia nel 1642. I suoi antichi ruderi monumentali sono stati oggetto, dal 2005 al 2009, di un mirato e importante restauro conservativo a opera del Comune (mwaq8P.I.T. 15-POR Calabria 2000/06).
Al turista che arriva in paese la chiesa si rende facilmente visibile per il suo alto campanile in stile romanico. Originariamente la chiesa era a tre navate e costituiva un complesso abbastanza imponente, cui era annesso un ospizio per i pellegrini, il Monte dei maritaggi per le fanciulle povere (mwareMons Urso) e il Monte dei Poveri (mwariMons Ammone). Distrutta dai numerosi terremoti succedutisi nel corso XVII e successivi, fu ridotta nella prima metà del XIX sec. alla chiesetta oggi visibile, che racchiude e custodisce l'abside, con fastigio architettonico in tufo, dove si trova l'originale quanto preziosa soluzione dell'mwarmAltare Maggiore, realizzato nel fondo del presbiterio, in tufo profilato e decorato, scolpito dal maestro scalpellino mastro mwarqAntonio Nicoletta da Rogliano (1610).
L'importanza di questo altare, unico in Calabria, è costituita dallo stile architettonico che segna il passaggio dall'architettura religiosa a quella civile (mwaryRinascimento Calabrese). Per la sua singolarità l'altare è stato oggetto di molti e approfonditi studi, specie durante il citato fondamentale restauro, eseguito sotto la meticolosa e competente regia della Facoltà di Architettura dell'Università del Mediterraneo di Reggio C., diretta all'epoca dalla Prof.ssamwarc Simonetta Valtieri, oggi professore Emerito, già Ordinario di Storia dell’Architettura e Restauro Architettonico, con la collaborazione del Prof. Enzo Bentivoglio, Ordinario di Storia dell’Architettura.
Chiesa della Pietà
La Chiesa di santa Maria della Pietà, restaurata dal comune tra il 2005 e il 2007 e riaperta al culto, ospita un'icona della Madonna col bambino, la mwaroMadonna Greca di Belcastro di stile bizantino (mwarsXI-mwarwXII secolo), e tre sculture barocche, attribuite a G.B. Mazzolo (mwar0XVI secolo). Caratteristica della struttura sono diversi motivi orientali quali la cupola in stile basiliano, che richiama quella del battistero di Santa Severina, e l'arco in pietra con fregi bizantini che delinea il presbiterio ma che in origine ornava la facciata della chiesa, opera di maestranze locali del mwar4XV secolo. La chiesa, che fino al 1631 era sotto il titolo di S. Pietro apostolo, fu in seguito ricostruita e ampliata.
Cappella di San Rocco
La Cappella di San Rocco fu costruita nel 1645 dal duca di Belcastro Francesco Sersale come cappella di famiglia, perciò annessa all'attiguo palazzo Poerio. Il portale, in pietra rettangolare con colonne, è opera di scalpellini locali del sec. XVII. Ha subito nel tempo molti rifacimenti, l'ultimo e più importante nel 2004 con il rifacimento della porta d'ingresso. L'impianto è formato da una struttura semplice in miniatura.
Duomo
Costruito a croce latina il duomo mostra caratteristiche architettoniche dei secoli XV - XVI, pur con i rifacimenti successivi, e tutta la struttura si richiama al romanico. Nella facciata a timpano cuspidato si aprono tre portali tufacei con decorazioni e sculture di putti e piccole maschere, opera di artisti calabresi che alcuni datano al Cinquecento; ma, una data impressa con colore nero su una colonna alla destra della Cappella del santissimo Sacramento reca l'anno 1626, per cui è presumibile che i portali non risalgano alla fine del secolo XVI, ma all'anno riportato sulla colonna della chiesa. Alla destra della chiesa sorge la torre campanaria, a forma quadrata, terminante in alto a poligono ottagonale. L'interno della chiesa è a forma basilicale a tre navate e absidi. Prima del 1957 le pareti delle due navate esterne erano decorate ciascuna da tre altari barocchi: su quella di destra vi erano quelli di santa Lucia e sant'Antonio, in seguito rimossi, e di san Tommaso, tuttora esistente; nella navata di sinistra è rimasto solo l'altare dell'immacolata, mentre gli altari dell'Addolorata e di santa Filomena sono stati disfatti. Sull'arco dell'abside centrale vi è collocato lo stemma vescovile con decorazioni di ispirazione barocca, mentre all'interno si conserva il coro ligneo. Nell'mwasmabside di sinistra vi è la cappella del santissimo Sacramento, dov'è presente un altare marmoreo intarsiato del 1774, un tempo arricchito da pale cinquecentesche, poi scomparse. Nell'abside di destra vi è la cappella di san Michele, nel cui “sacello” si trova una statua del santo risalente al XVIII secolo. Al lato sinistro dell'altare centrale si trova il sedile degli eletti, costruito nel 1634. La chiesa è decorata, inoltre, da altre statue del periodo 1700-1800: san Giuseppe, san Vito, i santi Medici, sant'Antonio, Cristo morto, Cristo risorto e santa Lucia. Il fonte battesimale, in marmo verde del XVI secolo, è stato sostituito dalla mwasqMagella di pozzo del castello. Vi sono, inoltre, due lapidi tombali poco decifrabili a causa dell'usura. A seguito di lavori di restauro effettuati negli anni 1990, è affiorata la vecchia capriata risalente al 1627, e sulle due pareti laterali delle navate esterne sono venuti alla luce due affreschi, uno di epoca tardo rinascimentale e un altro forse di epoca mwasubarocca. Il primo, situato sulla parete destra della navata esterna, ritrae verosimilmente san Nicola di Myria in una nicchia ad arco la cui cornice murale è ravvivata da motivi floreali. Il secondo affresco, situato sulla parete sinistra, anch'esso a forma di nicchia, è completamente rovinato e si intravede a mala pena sul suo sfondo una crocifissione. Sono affiorate anche alcune nicchie e finestre a feritoie di epoche diverse. Nella cappella del santissimo Sacramento è venuto alla luce l'originario coronamento in pietra locale, opera di scalpellini locali del 1626. Da alcuni sondaggi è risultato che al di sotto del pavimento vi sarebbero alcuni locali non ancora esplorati.
Cappella di San Tommaso d'Aquino
Ubicata ai piedi del Mastio del castello, fu edificata in seguito alla beatificazione di mwasgTommaso d'Aquino il 18 ottobre 1334, proprio sullo stesso perimetro della stanza dove secondo la leggenda sarebbe nato il Santo, come riferisce l'istrumento di richiesta per questa costruzione al vescovo pro-tempore Gregorio e rogato dal notaio apostolico Girolamo Cavallo. Al suo interno si trova un grande affresco del santo e uno stemma gentilizio in marmo, utilizzato come sedile. Anch'essa è stata oggetto del programma di restauro dei beni storici e architettonici del paese avviato nel 2010.
Ruderi della Chiesa e Convento di San Francesco (XV sec.)
Il complesso conventuale di mwassSan Francesco d’Assisi sorgeva immediatamente sotto le mura cittadine, nel quartiere Blasco, ai piedi della rupe detta mwaswtimpa del Santo e a breve distanza dalla chiesa dell’Annunziata.cite-ref-ciacci2018-28-0[28] Era il più importante dei conventi francescani di Belcastro e l’ultimo a rimanere attivo fino alla soppressione imposta dalla legislazione francese. Per la sua posizione favorevole, il convento accolse ben presto i monaci provenienti dagli altri due insediamenti francescani del territorio, quelli di mwateSan Biagio e di mwatiSanta Maria in Scavigna.cite-ref-ciacci2018-28-1[28] Del complesso restano oggi soltanto i ruderi di alcuni muri perimetrali, in particolare la parete destra della chiesa, dove è ancora riconoscibile il riquadro dell’altare laterale che ospitava la mwatcmwatgSacra Tela della Madonna di Lepanto, successivamente traslata nella Cattedrale. L’opera è attribuita al pittore mwatkGiuseppe Perri (1734-71804), di scuola napoletana, come ricordato dalla Prof.ssa Simonetta Valtieri in mwatoCattedrali di Calabria (Gangemi Ed.).cite-ref-29[29]
Ruderi della Chiesa di S. Maria della Sanità
La chiesa di mwaueSanta Maria della Sanità, nota anche come mwauiOspitaletto, era una delle principali chiese mwaumextra moenia di Belcastro. Sorgeva nella parte alta del territorio urbano, lungo la strada che conduceva alla cosiddetta mwauqPorta di Speranza, l'ingresso occidentale della città che immetteva verso le montagne di Serracastello, luogo di rifugio degli abitanti durante le incursioni arabe.cite-ref-ciacci1999-30-0[30]
La chiesa, che godeva nel XVIII sec. di molti censi, era retta dal canonico del luogo e fu soppressa nel 1765. Dell’edificio restano oggi soltanto le mura perimetrali.cite-ref-ciacci1999-30-1[30]
Architetture civili
Palazzo Poerio
Così detto dal nome degli ultimi feudatari, ma costruito dalla famiglia dei duchi Sersale. È chiamato volgarmente mwavePalazzo Cirillo, dal nome della famiglia tenutaria in seguito alla confisca dei beni dei Poerio. L'edificio fu edificato dal duca Francesco Sersale nel 1645, in seguito al terremoto di quell'anno che distrusse gran parte del paese e il castello, provocando 61 vittime. Il palazzo, guardandolo dall'attigua Piazza S. Tommaso d'Aquino, fa bella mostra di un portone arcuato incluso nella decorazione architravata, fiancheggiato da colonne, finestre rettangolari profilate in pietra e cornicione ornato di dentellature, con la facciata laterale su Piazza Poerio in tufo coricata da un balcone barocco; dall'androne si dipartono due rampe di scale arcate in pietra, che conducono ai piani superiori dell'edificio. Nel 2007, dopo lungo restauro, è stato inaugurato quale nuova sede del Municipio. Fu proprio in questo palazzo che il 6 gennaio 1775 da Carlo e Gaetana Poerio (ospiti del Barone Girolamo, padre di Gaetana) vide la luce mwaviGiuseppe Poerio, destinato a diventare primo nel Foro e nel mwavmRisorgimento.
Castello dei Conti d'Aquino
Avviato dal Comune nel 2005 a restauro conservativo, peraltro ancora in corso (mwavyPOR Cal.2000-2006-APQ Beni Culturali), con il suo poderoso mwavcMastio quadrato a tre piani e in basso a esso i resti di muraglie perimetrali con torrette quadrangolari, cilindriche e semicircolari (secc. XIII-XV), oltre ad avanzi di aggiunte aragonesi. Fino a poco tempo fa vi era anche una magella di pozzo cinquecentina in pietra locale a coronamento esagonale, con archetti e stemmi gentilizi scolpiti, collocata, poi, nella chiesa madre come fonte battesimale. Dallo spiazzo sino alla cima del castello la vista affaccia su tutto il mwavgGolfo di Squillace: da Le Castella a mwavkSoverato. Nelle vicinanze sorge l'antica Via Grecìa che in epoca medievale costituì il rione dei bizantini e il ghetto ebraico.
Ruderi del Castellaccio (Paleocastrum, VII-IX sec.)
Non ne esistono che miseri ruderi sull'antichissima rupe di San Domenico, che domina l'omonimo rione di mwavwCastellaci, che assieme a quelli del mwav0Borgo, mwav4della Grecìa, della mwav8Judeca (Murate) e della mwawaPiazza rappresentano più di ogni altra cosa l'antica architettura dell'abitato. Il Castellaccio venne costruito verosimilmente con la primissima occupazione della Calabria da parte di Bisanzio (VI sec. d.C.), per difendere il territorio non solo dai Goti sconfitti, ma dal nascente pericolo arabo. Ma già un secolo dopo il loro avvento i bizantini indicavano il posto già come mwawePalaiocastrocite-ref-piccolo2003-31-0[31] (Paleocastrum), mwawyVecchio castello, denominazione che porta subito alla mente una costruzione decadente. La sua distruzione avvenne però successivamente sul finire de X sec. a opera proprio dei saraceni, che in quel periodo diedero vita a lungo a un'epica contesa con la città di mwawcGeniocastro (Geneocastrum), fino alla discesa dei Normanni a metà circa del XI sec. Furono loro probabilmente a dare inizio alla costruzione del nuovo castellocite-ref-ciacci2006-23-1[23], sul colle opposto, ultimato e ridefinito poi, in uno con il tessuto dell'intero abitato, dal conte mwawwTommaso d'Aquino, pronipote del Santo, subito agli inizi del Trecento, in mwaw0Belcastro (Bellocastrum).
Società
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Cultura
Cucina
Il piatto forte della gastronomica locale sono mwaxgi 'mparrettati ccu sazizza, pasta fatta in casa con sugo e carne di maiale. Caratteristica è anche mwaxka Tiana e baccala, una pasta al forno con mollica e baccala. Nel periodo natalizio si prepara un dolce molto tipico, detto mwaxopittanchiùsa, a base di noci, mwaxsuva passa, mwaxwcannella e altre spezie; mentre, nel periodo pasquale, si prepara la mwax0cuzzùpa,cite-ref-33[33] una ciambella decorata con uova, tipiche di Pasqua. Ma tra i dolci spicca pure mwayia pasta 'cumpettata, pasta frolla farcita con miele. Il paese, oltre a produrre un tipo d'olio molto apprezzato, offre una vasta gamma di salumi lavorati in casa e olive preparate in vari modi (sott'acqua, sottolio, sottaceto, infornate).
Economia
Economia agricola derivante dalla produzione di olio di oliva
Infrastrutture e trasporti
Belcastro è collegata alla mwaygStrada statale 106 Jonica tramite le Strade Provinciali 4 e 5.
Il comune è servito da autolinee extraurbane, inoltre Belcastro Marina è attraversata dalla mwayoFerrovia Jonica, infatti il territorio comunale ospita la mwaysStazione di Roccabernarda, oggi dismessa in favore dei vicini scali maggiori di mwaywBotricello e mway0Cropani.
L'aeroporto civile più vicino è quello di mway8Crotone-Sant'Anna, seguito da quello di mwazaLamezia Terme.
Amministrazione
Fontecite-ref-34[34]
| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 1860 | 1861 | Galati de' Diano Michele | Lista Civica | Sindaco | 1°Sind.Unità d'It. |
| 1861 | 1866 | Tallarico Raffaele | " | Sindaco | |
| 1866 | 1867 | Ciacci Antonio | " | Sindaco | |
| 1867 | 1873 | Gimigliano Cesare | | Sindaco | |
| 1873 | 1875 | Tallarico Nicola | " | Sindaco | |
| 1875 | 1883 | Gimigliano Saverio | | Sindaco | |
| 1883 | 1886 | Galati Demostene | " | Sindaco | |
| 1886 | 1887 | Pisani Vincenzo | " | Sindaco | |
| 1887 | 1888 | Pisani Giuseppe | " | Sindaco | |
| 1888 | 1890 | Petrucci Tommaso | " | Sindaco | |
| 1890 | 1897 | Gimigliano Saverio | | Sindaco | |
| 1897 | 1902 | Ciacci Antonio | " | Sindaco | |
| 1902 | 1926 | Ciacci Luigi | " | Sindaco | |
| 1926 | 1926 | Ciacci Luigi | ----- | podestà | |
| 1926 | 1933 | Ciacci Antonio | ----- | Podestà | |
| 1933 | 1933 | Cardile Placido | ----- | Commissario Prefettizio | |
| 1933 | 1933 | Piterà Tommaso | ----- | Commissario Prefettizio | |
| 1933 | 1935 | Pirozzi Salvatore | ----- | Commissario Prefettizio | |
| 1936 | 1940 | Gimigliano Alberto | ----- | Podestà | |
| 1940 | 1940 | Pascuzzi Beniamino | ----- | Commissario Prefettizio | |
| 1940 | 1944 | Piterà Saul | ----- | Podestà | |
| 1944 | 1946 | Gigliotti Ferdinando | ----- | Sindaco | Nomina Pref. |
| 1946 | 1947 | Fiorino Francesco | Lista Civica | Sindaco | |
| 1947 | 1952 | Ciacci Vittorio | " | Sindaco | 1°Sind.Repubblica |
| 1952 | 1954 | Laino Raffaele | " | Sindaco | |
| 1954 | 1956 | Mazza Pasquale | " | Sindaco | |
| 1956 | 1957 | Lodari Carmine | " | Sindaco | |
| 1958 | 1960 | Mazza Pasquale | " | Sindaco | |
| 1960 | 1963 | Schipani Giovanni | " | Sindaco | |
| 1963 | 1965 | Lupia Natale | " | Sindaco | |
| 1965 | 1970 | Fiorino Francesco | " | Sindaco | |
| 1970 | 1975 | Grimaldi Vincenzo | | Sindaco | |
| 1975 | 1978 | Fiorino Francesco | " | Sindaco | |
| 1978 | 1980 | Mazza Pasquale | " | Sindaco | |
| 1980 | 1985 | Grimaldi Vincenzo | " | Sindaco | |
| 1985 | 1999 | Ciaccio Severino | " | Sindaco | |
| 1999 | 2002 | Megna Antonio | | Sindaco | |
| 2002 | 2002 | Salvatore Gullì | | Commissario Prefettizio | |
| 2002 | 2012 | Ivan Ciacci | | Sindaco | |
| 2012 | 2015 | Ciaccio Severino | | Sindaco | |
| 2015 | 2016 | Rechichi Valeria | | Commissario Prefettizio | |
| 2016 | 2019 | Pace Maurizio | | Sindaco | |
| 2019 | 2020 | Calenda Antonio | | Commissario Prefettizio | |
| 2020 | In carica | Torchia Antonio | | Sindaco | |
Gemellaggi
Note
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cite-note-3636. ↑ Sono state le parrocchie delle due cittadine, vivamente coadiuvate dai sindaci Carolina Girasole di mwapcIsola di Capo Rizzuto e Ivan Ciacci di Belcastro, a promuovere tale gemellaggio nel corso delle celebrazioni patronali della Madonna Greca di Isola C.R. (maggio-agosto 2009), per la sua tradizionale affinità a quella di Belcastro nonché per la comune venerazione verso le due sacre e preziose effigi.
Bibliografia
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